Donato Bramante was a pivotal Renaissance artist and architect whose innovative use of perspective and classical principles, combined with a revolutionary approach to spatial design and architectural orders, profoundly shaped the course of Western architecture.
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Donato di Angelo di Pascuccio, meglio conosciuto come Donato Bramante,
nasce nel 1444 a Fermignano, un paese vicino a Urbino.
Qui, Bramante ha l'opportunità di studiare e formarsi a contatto con grandi artisti come
Piero della Francesca, Andrea Mantegna e Leon Battista Alberti, dai quali apprende due elementi
fondamentali che definiranno il suo stile: l’uso della prospettiva e il linguaggio classico.
Nel 1480 si trasferisce a Milano su invito di Ludovico Sforza, detto il Moro.
Qui, lavora come pittore, realizzando affreschi e disegni che riflettono tutta la sua formazione
artistica, come nel celebre dipinto “Cristo alla colonna”, dove l'influenza di Mantegna
è evidente nella figura di Cristo, il cui corpo solido e statuario ricorda una scultura.
Però, Bramante, aggiunge dettagli nuovi e realistici, come la luce che illumina il viso,
l’espressione intensa e persino il rossore sulla pelle dove la corda
stringe il collo e il braccio, rendendo la figura più umana.
Nel 1486, a Milano, Bramante realizza il ciclo di
affreschi “Uomini d’arme” per la casa del letterato Gaspare Visconti, raffigurando
imponenti soldati all'interno di nicchie dipinte in prospettiva, con un effetto illusionistico.
Questo talento gli vale il soprannome di "pittore illusionista",
perché i suoi sfondi sembrano così realistici da ingannare l’occhio.
Bramante, però, non si limiterà alla pittura, ma diventerà uno dei più grandi
architetti del Rinascimento, trasformando per sempre l’aspetto delle città italiane.
Nella città di Milano, Bramante conosce Leonardo da Vinci e approfondisce lo studio
della prospettiva, ma compie qualcosa di rivoluzionario:
è il primo ad applicarla non solo nella pittura, ma anche nell’architettura reale,
come dimostra con uno dei suoi capolavori, la “Chiesa di Santa Maria presso San Satiro”.
L’obiettivo di Bramante era ricostruire una chiesa più antica,
trasformandola in un edificio in pieno stile rinascimentale.
Progetta, quindi, una chiesa con tre navate, una grande volta sopra la navata centrale e
una cupola all’incrocio con il transétto, cioè il braccio orizzontale della pianta a croce.
Ma c’è un problema: dietro la chiesa passa una strada, oggi via Falcone,
che impedisce di costruire un coro profondo come si sarebbe voluto,
rischiando di creare uno spazio poco armonioso, con la cupola troppo vicina all’abside.
Bramante trova una soluzione geniale, creando un’illusione ottica:
un finto coro in stucco che, pur misurando solo 97 cm di profondità,
sembra estendersi per diversi metri, grazie alla prospettiva accelerata,
una tecnica che sarà ampiamente utilizzata anche nel Barocco per ampliare visivamente gli spazi.
Bramante ottiene questo effetto facendo convergere realmente le pareti e la volta,
scolpendo a bassorilievo cassettoni e pilastri in modo che sembrino allontanarsi nello spazio.
Il risultato è sorprendente: chi entra in chiesa ha l’impressione di vedere un coro
profondo e spazioso, ma spostandosi di lato, e osservandolo di profilo,
scopre che la volta non è un vero semicilindro, ma somiglia più a un ventaglio aperto.
Bramante, con questa trovata, non solo risolve un problema pratico,
ma cambia per sempre il modo di concepire lo spazio nell’architettura.
Con la caduta di Ludovico il Moro, Donato Bramante lascia Milano e si trasferisce a Roma,
dove può finalmente studiare dal vivo le antiche architetture romane
e proseguire la sua carriera con incarichi sempre più prestigiosi.
Tra il 1500 e il 1504 progetta il Chiostro di Santa Maria della Pace,
oggi noto come Chiostro del Bramante, un’opera rivoluzionaria in cui sperimenta
una nuova combinazione degli ordini architettonici classici.
Il piano terra è caratterizzato da un’inedita fusione di elementi:
i pilastri hanno capitelli tuscanici, ma sulle lesene frontali compaiono capitelli ionici.
Al primo piano, invece, Bramante alterna capitelli corinzi sui
pilastri e capitelli compositi sulle colonne.
È un accostamento mai visto prima, con un'innovazione che non si ferma qui:
il chiostro sovrappone due diversi sistemi costruttivi,
con un portico con archi al piano inferiore e un loggiato con architravi al piano superiore.
Inoltre, il ritmo delle arcate al primo piano è doppio rispetto a quello inferiore,
creando una variazione dinamica che rompe con la simmetria tradizionale.
Questa libertà nell’uso del linguaggio classico anticipa il Manierismo, uno stile che,
nei decenni successivi, giocherà in modo sempre più audace con le regole dell’architettura romana.
Dietro queste scelte innovative, c’è un rigoroso equilibrio matematico: Bramante
progetta l’intero Chiostro basandosi su un modulo quadrato, seguendo i principi di Vitruvio.
Ogni proporzione è calcolata per creare una struttura solenne ed eterna, mentre l’iscrizione
latina lungo la trabeazione, contribuisce all’effetto di armonia e monumentalità.
Oggi il Chiostro del Bramante è anche un vivace spazio espositivo, con oltre 1000 metri quadrati
dedicati a mostre temporanee; un luogo in cui il passato e il presente continuano a dialogare.
Dal 1502 al 1509, Bramante lavora per i reali di Spagna a uno dei suoi capolavori più iconici:
il Tempietto di San Pietro in Montorio, situato nel cortile dell’omonimo convento sul
Gianicolo, nel punto in cui, secondo la tradizione, San Pietro fu martirizzato.
Si tratta di una piccola costruzione a pianta circolare, con un unico ambiente
sormontato da una cupola, all’interno del quale si trova una cripta nascosta,
mentre all’esterno un elegante deambulatorio colonnato avvolge l’edificio.
La peristasi è composta da 16 colonne tuscaniche in granito grigio,
su cui poggia un architrave con fregio dorico, mentre le metope,
finemente decorate con oggetti liturgici, rafforzano il carattere sacro del tempietto.
L’ispirazione viene direttamente dall’antichità classica: il modello di riferimento è la tholos
greco-romana, come il Tempio di Ercole Vincitore a Roma, che Bramante aveva studiato con attenzione.
Ma qui l’architetto introduce un’innovazione tipicamente rinascimentale:
una cupola che si innesta su un tamburo decorato con nicchie,
conferendo all’edificio una verticalità perfetta, simbolo dell’armonia divina.
L’intera costruzione è governata da un rigoroso sistema proporzionale,
basato su un modulo geometrico che garantisce l’equilibrio tra le parti,
mentre l’uso del numero 16, lo stesso scelto da Bramante per i pilastri del Chiostro
di Santa Maria della Pace, non è casuale: Vitruvio lo considerava un numero perfetto.
Nel progetto originario, il Tempietto avrebbe dovuto essere racchiuso in un portico circolare
colonnato, che ne avrebbe amplificato l’effetto monumentale, ma anche senza questa struttura,
mai realizzata, l’edificio resta una delle più pure espressioni dell’architettura rinascimentale,
un microcosmo di bellezza e perfezione assoluta.
Nel 1503, con l’elezione di Giulio II, la carriera di Bramante conosce una svolta
decisiva, quando il Papa gli affida il grandioso progetto della nuova Basilica
di San Pietro, destinata a sostituire l’antica costruzione costantiniana.
Il piano originale di Bramante, basato su una pianta a croce greca,
non verrà mai realizzato nella sua interezza, ma influenzerà
tutte le versioni successive, inclusa quella di Michelangelo.
Parallelamente, l’architetto è impegnato in numerosi altri cantieri,
sia per il Papa che per committenti privati,
e sebbene molte delle sue opere andranno perdute o verranno profondamente modificate,
un capolavoro sopravviverà alle trasformazioni: la Scala Elicoidale del Belvedere in Vaticano.
Questa straordinaria scala, alta 21 metri, si sviluppa in un movimento spiraliforme continuo,
sostenuta da 8 colonne per giro e da una rampa inclinata abbastanza ampia da permettere il
passaggio anche a cavallo, un’innovazione che anticipa soluzioni manieriste e barocche,
diventando il prototipo delle scale elicoidali dei secoli successivi.
Nel suo disegno, Bramante riprende la sua tipica sovrapposizione degli ordini
architettonici, ma a differenza del chiostro di Santa Maria della Pace,
qui non vi è una divisione netta tra i livelli: le colonne tuscaniche, ioniche e composite si
susseguono dal basso verso l’alto con fluidità, creando un effetto dinamico senza precedenti.
Con questa opera, Bramante rompe definitivamente
con la tradizione classica e inaugura un nuovo linguaggio architettonico,
in cui rigore geometrico e ricchezza spaziale convivono in perfetto equilibrio.
Donato Bramante muore a Roma nel 1514, ma il suo stile influenzerà profondamente l’architettura del
Rinascimento e del Barocco, consacrandolo come uno dei maestri assoluti della storia dell’arte.
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